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Bambini e terapia a cura del dott. Massimo Converso (6)

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Sesto appuntamento della rubrica del  dott. Massimo Converso, neuro psicomotricista e fisioterapista

Il linguaggio nella relazione

Nella mia attività di terapia con i bambini mi soffermo spesso sull’importanza del linguaggio e delle parole: in che modo i bambini mi raccontano le loro storie? Come descrivono le loro esperienze? Ciò mi aiuta ad avere una migliore interazione con loro, da subito.

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 Inizialmente restando “in ascolto” provo a “raccogliere” tutte le informazioni che il bambino in maniera spontanea o indotta mi fornisce. Ciò che provo a fare è di “non filtrare” ciò che mi racconta il bambino   attraverso le mie convinzioni e le mie strutture valoriali, questo per far sì che riesca ad acquisirne i contenuti in grande percentuale. 

 La mia esperienza con i bambini mi ha fatto capire nel tempo, che i bambini quando cominciano a parlare, effettuano una serie di scelte (volontarie ed involontarie -trasformazioni) relative alla forma in cui “mi vogliono comunicare” la loro esperienza: ed è proprio da qui che nasce il loro linguaggio, che “useranno” ogni giorno per interagire con me; parliamo ovviamente di una “struttura ancora superficiale”. Di frequente, le parole che i bambini utilizzano concretamente, sono poche e quindi, costituiscono solo una rappresentazione superficiale dell’effettivo significato più profondo all’interno dei loro pensieri.

 Ciò fa capire che ogni bambino costruisce una sua personale rappresentazione del mondo (una mappa) in base alle esperienze vissute fino a quel momento, a partire dalla quale nascono poi i relativi comportamenti. Questa rappresentazione determinerà, in buona parte, l’esperienza del mondo che il bambino ha e il modo in cui lo percepisce. Ogni bambino in base al suo vissuto, costruirà una percezione della realtà unica e diversa da quella dell’altro.

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Questo mio personale approccio al bambino, “mi risulta” davvero prezioso nelle relazioni. Per riuscire ad accedere alla rappresentazione che il bambino in quel momento ha del mondo,” presto” estrema attenzione alle sue parole e alla forma in cui mi comunica il suo vissuto. Provo inizialmente ad accompagnarlo anche, attraverso domande specifiche, per provare lì dove necessario ad aiutarlo da subito a rendere esplicito e completo il modo in cui rappresenta le sue esperienze presenti e le sue possibili esperienze future.

Nella mia interazione con i bambini (dai 0 ai 3 anni) molto piccoli, provo sempre a parlare con loro, guardandoli negli occhi, usando frasi corte e semplici e ripetendo loro parole familiari; provo in alcuni casi a rispondere ai suoni e alle vocalizzazioni, sorridendo e anche a volte canticchiando e utilizzando la gestualità; raccontando piccole favole.

Con i bimbi piccoli provo ad interagire giocando inizialmente con piccoli strumenti musicali e provando ad offrire loro modelli corretti di pronuncia delle parole, e nominando con “enfasi” gli oggetti che catturano il suo interesse.

Per i bambini un po’ più grandi, inizio a “ragionare” nell’offrire loro un vocabolario sempre più ricco; ascoltandoli senza fretta, senza quasi mai interromperli e senza correggerli e rinforzando la pronuncia dei verbi corretti.

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