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Il bello e il “buono” ci salveranno!

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“Ma alla ‘bellezza’ bisogna educarsi…”, si infervora subito il professor Francesco Lenoci, docente universitario a Milano, che alle sue riconosciute competenze in materia di economia, come attesta la sua cattedra alla Cattolica, aggiunge una forte e sensibile deriva umanistica.

Approfittando della sua disponibilità, gli chiediamo qualche parere sul momento davvero drammatico dell’umanità in generale e dell’Italia in particolare. 

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“La situazione, molto brutta, lascia davvero perplessi. La pandemia che ci ha colpito assomiglia molto alla cosiddetta ‘spagnola’, e le somiglia, purtroppo, anche per quanto riguarda i mezzi inadeguati che sono stati utilizzati per combatterla.

Questo significa che la scienza ha fallito completamente il suo compito lasciandoci senza contromisure, e questo è grave.

Se poi pensiamo che i paesi più organizzati e più ricchi del mondo stanno ancora adesso subendo perdite gravissime sia in vite umane che in danni economici, la perplessità lascia il posto allo sbigottimento.

Non c’è dubbio sul fatto che sia stato sbagliato tutto a partire dai segnali, ignorati, che ci venivano dalle nazionali militari che hanno partecipato, nel territorio di Wuhan, ai giochi di atletica: si sono ammalati quasi tutti, compreso il capitano della nazionale italiana che, tornato a casa, ha contagiato anche moglie e figlio. Questo accadeva nella seconda quindicina di ottobre del 2019!

Da quella data fino al 21 febbraio, quando abbiamo incominciato a bloccare uomini e cose, il virus ha potuto attestarsi e operare, per così dire, ‘indisturbato’. Un ritardo, insomma, davvero spaventoso che abbiamo pagato con tantissime vite umane.

Giunti a quel punto, non c’è stata in buona sostanza reazione, se non tardiva, da parte della scienza che ha fallito la sua missione alimentando rabbia e vergogna che fa il paio con la vergogna che noi economisti abbiamo provato quando è esplosa la crisi economica del 2007 senza che noi avessimo previsto i disastri causati dai Subprime.

Ora siamo alle prese con le conseguenze, devastanti, di questa pandemia; basti pensare che il Paese più ricco, potente e attrezzato del mondo, cioè gli Stati Uniti, si sta trovando con un gigantesco problema economico e sociale che rappresenta una potenziale ‘bomba’ dagli effetti imprevedibili e tremendi.

Sembra, insomma, che abbiamo perso ogni memoria della ‘spagnola’ che, quasi un secolo fa, provocò grandi disastri descritti e ricordati anche in diversi libri. Francamente pensavo, illudendomi, che le esperienze di quel tragico periodo fossero consegnate alla storia e che non si sarebbero più ripetute, se non altro per i recenti grandi progressi della scienza medica!

Posti dinnanzi al disastro che sta coinvolgendo l’intero pianeta, come possiamo venirne fuori noi, che siamo stati subito messi alla frusta da questo subdolo virus?

“Intanto prendiamo atto dei cambiamenti profondi che il virus ha già prodotto a tutti i livelli. Basti pensare, anche se non è certo il problema più grave, a quello che sta accadendo nell’appena trascorso ‘ponte’ del 2 giugno: Milano, la città in cui vivo, è stata attiva e funzionante come non lo è mai stata in simili occasioni, quando letteralmente si svuotava a favore di gite e gitarelle al mare piuttosto che al lago o in montagna!

Insomma, fatti salvi alcuni settori produttivi, in particolare quelli connessi con i rifornimenti alimentari che hanno realizzato performance straordinarie, tutti gli altri hanno l’assoluta necessità di reinventarsi e impegnarsi al massimo per poter ripartire, e personalmente ritengo che una spinta importante, in questo senso, potrebbe venire dalla sia pur complessa filiera enogastronomica.  Punti chiave di questa filiera sono senza dubbio i ristoranti che rappresentano, non dimentichiamolo, un nostro grande vantaggio competitivo. Mi auguro davvero che tutti i ristoranti riaprano e che lo facciano sapendo offrire quel ’qualcosa’ in più che consenta loro di tornare a lavorare con soddisfazione.

Un altro importantissimo volano per la ripresa sono, senza dubbio, i luoghi di cultura, come i musei: alla riapertura, finalmente, dei musei vaticani, mi risulta che già nel primo giorno ci fossero più di millecinquecento persone prenotate per entrare.

Ecco, io vedo nell’apertura dei musei un forte segnale positivo e di speranza.

Personalmente, come originario di Martina Franca, lamento il fatto che la città abbia deciso di rinunciare a importanti e storici eventi culturali. Tuttavia, e per fortuna, il tradizionale Festival di opera lirica si farà, da metà luglio ai primi di agosto, anche se in forma ridotta nel senso che si terranno solo due concerti con tre repliche ciascuno. Bene, naturalmente, ma per ripartire davvero credo che sarebbe opportuno fare qualcosa in più. Per esempio, continuare a far vivere quella particolare iniziativa, organizzata da qualche anno, che si chiama ‘l’Opera in masseria’, cioè una trovata geniale che univa l’opera, la musica, alla straordinaria e unica bellezza delle masserie pugliesi. Una iniziativa di cui parlo anche nell’antologia di recentissima pubblicazione, “Cavalieri dell’Arcobaleno 2020” lamentando il fatto che una simile iniziativa, davvero encomiabile, avvenga in genere solo nei quindici giorni del Festival e in un numero ristretto di masserie! L’abbinamento, davvero favoloso, di masseria, musica, enogastronomia e magari anche della moda, sarebbe il presupposto per centinaia di eventi davvero unici e senza confronti a livello mondiale.

Proprio quest’anno, limitati da precauzioni particolari, non sfruttiamo le masserie, che in realtà dispongono per loro stessa struttura di grandi spazi all’aperto! Così, i pochi concerti previsti si terranno nell’atrio del Palazzo Ducale, annullando l’enorme vantaggio competitivo che le masserie potrebbero offrirci!

Ecco, questi sono errori blu per un Paese che vuole e deve ripartire. Il contesto in cui ci troviamo ci spinge ad accelerare tantissimo se vogliamo riprenderci e non dobbiamo perdere proprio le occasioni più favorevoli per farlo. E quello che ho descritto è solo uno dei tanti esempi che potremmo citare.

Che cosa pensa dello spostamento sulla ‘rete’ di buona parte delle attività, comprese quelle scolastiche?

Premesso che insegno direzione e consulenza aziendale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e non mi do pace se penso che noi, in Italia, abbiamo sospeso le lezioni fino a settembre mentre altri Paesi, come la Danimarca, le hanno proseguite spostandole semplicemente dal chiuso all’aperto, le dirò che non sono la soluzione ideale. E badi che io insegno proprio in un corso che è in buona parte ‘online’, ma ciò si giustifica perché i miei studenti sono studenti lavoratori, che hanno conseguito la laurea triennale e vogliono lavorare e in contemporanea proseguire gli studi per conquistare anche la laurea magistrale.

Cavalieri dell’arcobaleno 2020.

Quando un Paese ha bellezze e attrattive, sia artistiche sia enogastronomiche di ogni genere come l’Italia, non è all’online che deve guardare, se non per pura necessità. Se a tutto questo aggiungiamo poi la moda, ecco che, per esempio, l’Opera in Masseria, cui facevo riferimento prima, diventa un evento assolutamente unico e di eccellenza mondiale che vive, e non potrebbe essere altrimenti, di esperienze dal vivo.

Ecco, questo è un momento in cui la cultura può e deve giocare un ruolo importante non solo per educare e educarci alla bellezza, ma anche e soprattutto perché la bellezza, quella vera, è il nostro vantaggio competitivo, è il traino ideale per far uscire il Paese dalle sabbie mobili in cui si trova.

Ciascuno per le sue competenze, certo, ma tutti siamo chiamati a ricollegarci, positivamente, allo straordinario patrimonio di cui l’Italia, per sua fortuna, è depositaria: territorio, arte, moda, enogastronomia con la sua filiera di eccellenze che dobbiamo imparare a riproporre con entusiasmo e creatività ricordando sempre che cibo e bevande sono un aspetto fondamentale della vita sociale, che è condivisione ed emozione.

Altro che annullare eventi come quello del Festival di Verona, all’Arena! E’ un impianto che dispone di 20.000 posti all’aperto: distanziando opportunamente, perché non celebrarvi eventi significativi con l’importante presenza di pubblico di circa 4.000 persone?

Non si è capito che ora, con le dovute precauzioni, dobbiamo letteralmente aggrapparci a qualsiasi occasione per creare opportunità che rimettano in moto il volano di questo Paese.

Ripeto, e lo farò fino allo sfinimento, dobbiamo ripartire dai nostri vantaggi competitivi!

Per finire, vorrei accennare all’antologia che è stata stampata proprio in questo periodo, “Cavalieri dell’Arcobaleno 2020”, che sembra echeggiare quello cui ci troviamo di fronte e quello che dobbiamo fare prendendo proprio l’arcobaleno a simbolo, forte e luminoso,  del ‘ritorno al sereno’ e alla luce. Come ci ricorda un grande profeta ‘Non facciamo mai riduzioni sui sogni’, anzi rinforziamoli e teniamoli davanti a noi perché ci guidino come una  Stella Cometa.”

“Non mi stancherò mai di ripeterlo: ‘Se non si sogna non si progetta. Se non si progetta, non si realizza’.”

Giustissimo, Professore, anche perché, ci permettiamo di aggiungere, la ripartenza è soprattutto dentro di noi!

Roberto Timelli

Francesco Lenoci

Personaggio di spicco della nativa Martina Franca, in Puglia, vive, lavora e insegna a Milano.

È Docente di “Metodologie e determinazioni quantitative d’azienda” nell’innovativo Corso di Laurea Blended “Direzione e Consulenza Aziendale – DECA” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

È Autore di 35 monografie su temi di bilancio, finanza e revisione e di numerosi articoli apparsi sulle più importanti testate economiche e finanziarie.

Francesco Lenoci, quando non fa lezione all’Università, o non lavora nel suo studio a pochi passi dal Duomo, a Milano, “fa attività di sviluppo”, incontrando in Puglia, al Vinitaly di Verona, al Cibus di Parma, al TuttoFood di Milano, alla Bit di Milano, alla Milano Fashion Week, a BookCity Milano, al Salone del Mobile di Milano, al Pitti di Firenze….produttori di salumi, maestri frantoiani, panificatori dalla storia decennale, titolari di caseifici e di masserie, artisti della ceramica, stilisti… E li racconta con sapienza mediante storie di creazione di valore.

Nel 2014 ha sviluppato il format Storie di Creazione di Valore. Le narrazioni hanno avuto inizio a Lecce e sono proseguite in tantissime località della nostra Penisola e varie volte nella città che, grazie a EXPO 2015, ha avuto il ‘mondo dentro’: Milano.

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