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“Riabilitazione”: è davvero possibile…

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Dopo l’intervista, esauriente e molto articolata, che il dottor Rino Nimis ci ha concesso e che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi, ci siamo posti, da profani e inesperti della materia, un interrogativo fondamentale: “E’ davvero possibile essere riabilitati?”

Ancora una volta giriamo questa domanda a chi sta operando, con successo e da professionista affidabile, nel settore della riabilitazione creditizia: il dottor Rino Nimis.

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Ecco che cosa ci ha risposto.

“Se prestassimo la massima attenzione ad ogni singolo banner pubblicitario che vediamo sul web, ad ogni cartellone che incontriamo quando siamo in giro per strada o agli spot che passano in tv, ci renderemmo conto di quanto ogni giorno siamo circondati da campagne pubblicitarie dedicate a prestiti e finanziamenti. Il più delle volte, queste, anche se inconsciamente, riescono ad “acciuffarci e intrappolarci” dicendo quanto bello, facile e veloce sia l’intero processo. Nessuno però prima di apporre la fatidica firma, che darà accesso alla rateizzazione ad esempio dell’acquisto dell’auto nuova o del pagamento del dentista oppure ci farà ottenere il mutuo per la nuova casa, pensa a quello che potrebbe avvenire in futuro alle nostre finanze. 

Ovviamente non intendo dire che bisogna avere sempre la testa al futuro, correremmo il rischio così di essere vittime dell’ansia. Ma può capitare, purtroppo, che nella vita magari non proprio tutto vada liscio come l’olio e ci siano degli imprevisti lungo il percorso che vadano ad inficiare lo stato patrimoniale, in breve una qualsiasi situazione che possa generare difficoltà economiche. Sfortunatamente, alla luce della crisi provocata dalla recente pandemia, sono sempre più le persone che avevano un prestito o un finanziamento in corso e si sono viste costrette a saltare per qualche mese il pagamento delle rate. 

Dr. Rino Nimis

Quando non si è in regola con un pagamento di un finanziamento, indipendentemente se tu sia l’intestatario o il garante, questa eventualità può comportare l’iscrizione nel registro dei Cattivi Pagatori. Questo avviene tramite una segnalazione alle Centrali Rischi da parte degli istituti di credito che hanno effettuato il finanziamento e che non hanno ottenuto il versamento delle rate. Nel momento in cui si viene segnalati come cattivi pagatori,  cambia tutto. Cambia tutto perché con questo tipo di richiamo, per il soggetto segnalato a quel punto sarà quasi impossibile attingere nuovamente a qualsiasi forma di credito bancario (finanziamenti, prestiti, mutuo, fido ecc.).

La condizione del cattivo pagatore può essere paragonata ad una vera e propria sorta di gabbia che oltre a negare l’erogazione del credito può danneggiare sotto diversi fronti. Ad esempio se si è socio o rappresentante legale di una società, avere una segnalazione di questo tipo a proprio carico può pregiudicare l’accesso al credito dell’intera azienda. Una gabbia, diciamoci la verità, dietro cui finanziatori e banche un po’ si nascondono dicendo semplicemente che il sistema dà un “bollino rosso”, senza entrare realmente nel merito della situazione.

Una volta però finiti in questa gabbia, sfortunatamente risulta difficile uscirne perché tiene conto del singolo errore commesso anche per anni sena dare, magari, il giusto peso ai finanziamenti regolari passati o dei momenti di ripresa economica che ci rimettono sulla giusta carreggiata. Così ci si ritrova impelagati e bloccati per anni in questa sorta di loop tra richieste di finanziamento e dinieghi. 

E sono davvero tante, purtroppo, le persone, lavoratori ma anche imprenditori, che hanno problematiche di segnalazioni alle banca dati e che oggi non riescono ad avere accesso al credito. E quando parlo di imprenditori non mi riferisco a persone che hanno avuto la sfortuna di dichiarare fallimento ma anche a gente che pur avendo una solida stabilità economica, cioè redditi molto alti, si vedono affrancati col famoso bollino rosso e bocciare le richieste a causa di qualche ritardo di pagamento nei prestiti contratti per l’acquisto del più comune elettrodomestico.

Infatti, secondo uno studio ISTAT, circa il 70% della popolazione italiana tra i 25 e 65 anni, oggi, ha un problema di segnalazione come cattivo pagatore. 

La sceneggiatura è quindi sempre la stessa: ritardo nel pagamento, mancato pagamento, omesso pagamento, segnalazione a sofferenza…

Una domanda che potrebbe sorgere spontanea è perché allora esistono queste banche dati se alla fine dei conti “creano solo problemi”?

Le banche dati che appartengono al circuito Sistema di Informazione Creditizia, ovvero Crif, CTC Experian, nascono per la salvaguardia del credito. 

Le banche o le finanziarie che vedono arrivare una richiesta di prestito da parte di un consumatore, possono consultare queste banche dati per valutarne il merito creditizio. Il problema però è che non entrano nel merito delle segnalazioni. Il famoso bollino rosso, come abbiamo visto, si accende anche per una semplice rata di 30 euro non pagata per mille motivi. E non solo viene bocciata la richiesta ma c’è anche lo switch automatico a segnalazione. Per quali motivi e come mai agli istituti di credito non interessa. 

Alla base del business di queste banche dati c’è appunto l’acquisizione di dati. Infatti, queste fatturano acquisendo e tenendo il più a lungo possibile nei propri sistemi tantissime informazioni che non aggiornano e non cancellano se non dopo tempi lunghissimi senza rispettare, spesso, nessuna  regola riguardante la cancellazione. 

Quello che si deve sapere, trovandosi in questa situazione è che la riabilitazione creditizia si può ottenere

Anzi, è addirittura un diritto!

Infatti, qualora ci fossero i presupposti legali, è possibile richiedere la cancellazione delle segnalazioni per vizi di forma e quindi sulla base di loro errori!

Per venirne a conoscenza ovviamente è necessario stabilire che tutte le segnalazioni siano legittime. Ciò significa che bisogna verificare se e quando la Banca ha segnalato lo ha fatto nel pieno rispetto di leggi, regolamenti, notifiche, istruttorie, decreto legislativo e codice deontologico.

E bisogna poi effettuare una verifica a 360° all’interno di tutte le banche dati presenti perché non tutti sanno che il problema può sussistere in una o più banche. Cancellare la segnalazione solo dal database X non comporterebbe cioè una piena riabilitazione ma solo una parziale cancellazione che lascerebbe attiva la “macchia” presente in un’altra banca dati.

Nel 90% dei casi c’è la possibilità di agire, quindi richiedere e ottenere la cancellazione della segnalazione. Va da sé che il debito ovviamente rimane, quello non viene cancellato, ma un soggetto può tornare a chiedere credito supplementare.” 

Insomma, diciamo chiaramente che una soluzione al problema c’è: affidarsi a chi può davvero aiutarci!

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