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La libertà è un abbaglio.

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Siamo liberi, veramente?
La libertà è un concetto talmente vasto e complesso che anche solo avvicinarsi ad esso è pericoloso.
Si tratta di merce così rara che è più utile spacciarne frammenti, piuttosto che sancirne l’improbabile (vorrei dire impossibile) esistenza.
Come ho già affermato più volte, la libertà non può mai essere considerata assoluta. Anche la tanto sbandierata “libertà di pensiero” si esplicita sempre rispetto a mappe cognitive e di sentimenti, che sono per loro natura delle vere e proprie briglie. Tutto è imbrigliato.

È come quando la mattina ci sentiamo liberi di vestirci come ci pare. È rassicurante sapere che è solo la nostra decisione a determinare come ci mostreremo al mondo. Però…
Ci sono parecchi però.
Innanzi tutto siamo liberi di scegliere il nostro look solamente fra quanto è disponibile nell’armadio.
E, come non bastasse, quello che abbiamo nell’armadio non dipende solo dalla nostra capacità/volontà di fare shopping, è strettamente legato alla nostra educazione, a dove siamo nati, a dove viviamo, al ceto di appartenenza, alla volontà di conformarci. Tutta una serie di briglie che inevitabilmente ristringeranno il nostro campo di scelte.
Ma dentro di noi appare comunque chiara la sensazione di avere totale controllo: di essere liberi di scegliere. Così alla fine, per la nostra felicità, non conta la libertà, ma la percezione che abbiamo della stessa. La libertà è un mito.
Siamo imbrigliati.
Non mi riferisco alle regole che abbiamo sottoscritto e con le quali definiamo civile la nostra convivenza. Mi riferisco a qualcosa di molto più subdolo. Si tratta di quello che i guru del marketing chiamano “bias cognitivi”.
Come sempre, tutto in natura ha un senso: quindi questo non è un problema di per sé, infatti rende immediata, una risposta ad uno stimolo, senza dispendio energetico o di tempo. Invece, come ho già scritto in un mio precedente articolo, ogni tesoro prevede che ci sia un dispendio di tempo per cercarlo, e di energia per dissotterrarlo.
La libertà, in fondo è proprio questo: un tesoro col quale puoi
scegliere “come” non essere libero.
Mi piace ricordare una bellissima domenica mattina, quando mia mamma, incurante dell’allegria con cui avevo passato l’intero sabato notte, spalancava le imposte inondando la stanza di una luce così forte da procurarmi quasi un dolore fisico agli occhi, e come un vampiro sorpreso dal giorno, mi coprivo il volto cercando di non morire… di sonno. Ecco! Quell’impulso, quella risposta istintiva, dopo qualche minuto (qualche ora se ero fortunato) avrebbe lasciato il posto alla consapevolezza (Madonna come odio questa parola! Ma non ne trovo altre: “consapevolezza” è forse il sostantivo più abusato dell’ultimo decennio). Mi riferisco in particolare ad un cambio di coscienza. Quando passi dal sogno alla realtà! Quindi dopo il primo momento di negazione del sole, arriva l’accettazione, e con essa, speriamo, la voglia di scoprire cosa porterà questo nuovo giorno. Così, scosti piano le mani dalla faccia e lasci che la verità si palesi ai tuoi occhi. E sei di nuovo libero, almeno un po’.
Questo è quello che mi auguro: di avere sempre la forza di vincere l’impulso istintivo di coprirmi il volto, aprire gli occhi al nuovo giorno, e scoprire che anche oggi vorrò vestirmi con qualcosa di diverso. Perché tutto quello che ho in armadio parla di me, ma io ho ancora molto altro da dire. 

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