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Silvia Romano, i terroristi e il Governo Italiano.

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Riflessioni a “freddo”.

Lo confesso: ci sono rimasto male! Quando ho visto Silvia, finalmente salva, scendere dall’aereo che l’ha riportata a casa bardata con vesti da islamica estremista non ho potuto trattenere un autentico moto di “stizza”.

Ma come, dopo due anni di prigionia umiliante e stremante, fra viaggi, passaggi di mano da lestofanti comuni a terroristi riconosciuti e sadicamente pericolosi, torni tra la tua gente mandando un segnale di riconoscimento e apprezzamento proprio ai tuoi carcerieri?

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Ecco, ora, a mente fredda, vorrei scusarmi con Silvia e con sua madre che, con il suo sconfinato ma lucido affetto, ha sentenziato: “Chiunque, dopo due anni di folle prigionia si sarebbe convertito!”

Verissimo oltre che perfettamente umano, e lo è ancor di più se pensiamo che perfino uno statista esperto e ricco di consolidati valori cristiani, come Aldo Moro, nei suoi 55 giorni (non anni), di prigionia ebbe momenti di sconforto e di cedimento di fronte alla feroce logica terroristica.

Cedimenti che hanno un nome ‘scientifico’, cioè “Sindrome di Stoccolma” che colpisce i poveri disgraziati costretti a vivere situazioni di assoluta sottomissione alla violenza e alla forza bruta con l’incombente e reale timore per la propria vita.

Non dimentichiamo, a tale proposito, il caso  che fece epoca qualche anno fa, cioè quello della giovane miliardaria americana Patricia Hearst che venne rapita e che ne uscì abbracciando la causa dei suoi rapitori,  divenendo cioè essa stessa guerrigliera.

Detto questo, e senza voler entrare nel merito di implicazioni psicologiche che esulano da questo contesto, l’aspetto che letteralmente stupisce di questa vicenda è l’atteggiamento del nostro Governo, che si è presentato con esponenti ai massimi livelli all’aeroporto per ricevere la nostra sorella recuperata senza minimamente gestire una situazione che aveva, e ha, importanti implicazioni anche sociopolitiche.

Ammesso che a Silvia, durante il lungo viaggio  di ritorno in aereo,  sia stato proposto di  indossare i suoi abiti, quelli cioè della cultura occidentale in cui è nata e cresciuta, e che la stessa si sia rifiutata in nome di una conversione all’Islam che le ha fatto affermare di avere, nel frattempo, cambiato il proprio nome in Aisha,  ammesso tutto questo, dicevamo,  come mai nessuno si è premurato di informare gli ignari (spero) Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri della situazione mentre l’attendevano all’aeroporto di Ciampino?

Come mai i rappresentanti del nostro Governo non hanno ritenuto di doversi sottrarre non alla gioia per il ritorno di Silvia ma alla bomba mediatica filo-terroristica che la loro presenza, in pompa magna, stava per far esplodere, come infatti è successo, con rimbalzi planetari che hanno  conferito a un vigliacco atto di incivile barbarie e crudeltà la patente di clemente confronto fra popoli e religioni a vantaggio, chiaramente, dell’Islam e di quel Corano misericordiosamente concesso in lettura alla povera prigioniera per farla crescere e redimere nei suoi due anni di indegna carcerazione terroristica?

Non sarebbe stato più opportuno, vista la situazione, accogliere Silvia con grande gioia ma secondo modalità più contenute e riservate piuttosto che davanti ai media di mezzo mondo regalando un gigantesco spot al terrorismo più feroce e integralista?

Questo, secondo me, è l’aspetto importante da considerare che non c’entra nulla con gli insulti e le aggressioni, sui social ma non solo, nei confronti di una giovane ventenne,  Silvia Romano, comportandosi così più vigliaccamente di chi, come si dice, “spara sulla Croce Rossa!”

Roberto Timelli

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