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Fidarsi è bene, ma…

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Dubbi, sospetti e controlli: a vari livelli, cresce la richiesta di sicurezza!

E’ sensazione diffusa, soprattutto in considerazione del grave e conflittuale momento storico attuale, anche a livello internazionale, che parlare di sicurezza e di vigilanza sia come affondare il ‘coltello nella piaga’ di uno degli aspetti più sensibili e vulnerabili della nostra vita sociale. Del resto, ed è sotto gli occhi di tutti, le sole ‘forze dell’ordine’ non possono ‘coprire’ e vigilare su tutto.

Quali sono dunque, in generale, le richieste di chi si rivolge a strutture private che operano nel settore della vigilanza?

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Per capire meglio quali siano le caratteristiche e le tendenze attuali di tutti questi delicati e complessi problemi legati alla ‘sicurezza’, abbiamo approfondito l’argomento consultando alcuni autorevoli operatori del settore, titolari di note agenzie investigative e di vigilanza.

“Oltre alla tradizionale attività investigativa che ci viene richiesta dai privati per vari motivi, si rivolgono a noi anche molti avvocati, per le loro cause sia civili sia penali. Le motivazioni e gli ambiti sono molti e vanno dai controlli di tipo matrimoniale alle cause penali (truffe ecc.) fino alle investigazioni extra giudiziali finalizzate al recupero dei crediti.”

E’ lecito pensare che i tristissimi e luttuosi eventi di matrice malavitosa che riempiono la cronaca nera di questi ultimi tempi si riflettano su questa tipologia di attività?

“Certamente. Basti pensare ai numerosi centri commerciali, ai supermercati, agli ospedali e a tutte quelle strutture nelle quali c’è un grande afflusso di persone che chiedono sempre più tutela e controlli. E teniamo conto che questo vale non solo per i clienti o i pazienti, ma anche per il personale che opera in queste strutture, spesso esposti alle intemperanze aggressive di malintenzionati.  Insomma, accrescere la vigilanza costituisce un grosso deterrente per la sicurezza di questi luoghi ma è anche, e non è poco, una grande risorsa economica perché riduce praticamente a zero danni, furti e furtarelli che alla fine costano tantissimo sia alle imprese, sia alla comunità nel suo complesso.”

 Entrando ora nello specifico di un privatissimo settore della nostra vita, quello familiare, sono sempre più numerose le coppie di futuri sposi, o di sposi già consolidati, che vengono colte da qualche dubbio, reale o presunto, e che decidono di ricorrere ai servizi di un investigatore. Pura e semplice gelosia, penseranno molti, gelosia che nel corso di millenni non ha mai cessato di agitare gli animi delle coppie, senza distinzione di razza, di sesso, di cultura e di posizione sociale. Insomma, prendendo in considerazione l’ambito matrimoniale, chi sono le persone che si rivolgono ad un investigatore e perché lo fanno?

Per quanto riguarda i rapporti umani e familiari in generale, la risposta è molto semplice: per avere la certezza che la persona che ti sta vicino si comporti correttamente, sia che si tratti di un amico, di un collaboratore, di un socio in affari o di un partner. Certo, se pensiamo ad una coppia di sposi possiamo dire che nell’immaginario collettivo l’investigatore sia la persona che si occupa solo di ‘corna’. Ma non è vero, o perlomeno non si tratta solo di questo.   In realtà, per quanto riguarda le indagini prematrimoniali, le richieste pervengono sia da uno dei componenti della coppia, sia, e talvolta anche a loro insaputa, da qualche componente delle rispettive famiglie. Quando la richiesta proviene da uno dei partner, è in genere la conseguenza di dubbi per un repentino cambiamento di comportamento della vita di tutti i giorni da parte della persona amata: malumori, atteggiamenti insoliti, un profumo trasmesso dal vestiario del proprio compagno o, e questo è l’aspetto che insospettisce di più, gli orari, quegli orari che sino a non molto tempo prima erano regolari e che sono poi diventati pieni di ‘mutamenti’ imprevisti. Il sospetto, si sa, logora e si tende a voler sapere a tutti i costi ciò che, forse, avviene alle nostre spalle, cercando di verificare chi sia davvero la persona che abbiamo accanto e che cosa faccia a nostra insaputa.

Tutto questo rientra nella classica casistica che si chiama “tradimento”…

Certo, spesso è così, e quando è accaduto la conseguenza è stata quasi sempre la fine del rapporto. Però, nel corso di molti pedinamenti abbiamo verificato come alla base di certi comportamenti ci siano talvolta piccole bugie che potremmo definire ‘innocenti’. Per esempio, e questo è un caso concreto, fermarsi in una birreria per incontrare amici d’infanzia senza tuttavia volerlo comunicare al partner. La scoperta di questo ‘piccolo segreto’ ha comportato in generale un chiarimento nella coppia e una utile maturazione.  E non è stato l’unico caso: spesso ci imbattiamo anche in problematiche dovute al lavoro, alla famiglia d’origine o magari addirittura ad alcune paure che possono subentrare proprio in prossimità di un evento importante come il matrimonio con le responsabilità che questo comporta.

E’ più frequente che siano i componenti della coppia a chiedere controlli sul proprio partner?

No, anzi, stanno aumentando le richieste in tal senso che provengono dalle famiglie d’origine e hanno lo scopo di verificare non solo l’eventualità che il partner del proprio figlio o figlia abbia una doppia vita e quindi altre relazioni,  ma anche che non sia un giocatore d’azzardo, che si tratti di una persona seria in ambito lavorativo e che non frequenti amicizie dubbie. In ogni caso, va detto che, nella maggior parte dei casi, la ricerca della verità finisce con l’unire e consolidare i rapporti della famiglia intesa in senso ampio, oltre cioè la semplice coppia sulla quale ha, in definitiva, un benefico effetto. Naturalmente quando la verifica da esito negativo i genitori intervengono cercando di proteggere i propri figli invitandoli a non commettere un errore che comporterebbe una quasi certa separazione futura.

Insomma, possiamo concludere queste considerazioni affermando che la temutissima verità non sempre “fa male”…

Roberto Timelli

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