Home Il seme del dubbio Cappuccetto Rosso dovrebbe essere gay.

Cappuccetto Rosso dovrebbe essere gay.

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Cappuccetto Rosso dovrebbe essere gay.
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La natura non ha bisogno di distinguere le categorie, la natura le crea se servono, ma a nominarle ci pensiamo noi. A nessun ragno frega nulla di essere un aracnide, come ad un grillo poco importa di essere un insetto. La classificazione è pertanto una peculiarità dell’uomo (dovrei scrivere umanità per non essere sessista) e dovrebbe essere relegata solo alla propria sete di conoscenza.

Ma quando si crea una categoria per combattere una discriminazione è una contraddizione in termini. É come dire che per essere contro l’omicidio bisogna prima uccidere qualcuno. Mi spiego meglio. Se ci si concentra sul valore del diritto dell’umanità, per quanto sia relativo a questo momento e alla nostra cultura di riferimento, non ha nessun senso fare le battaglie per alcuni particolari uomini o donne o “fluidi”. Altrimenti ci sarà sempre qualcuno da dover difendere più degli altri, ed è proprio questo che crea la discriminazione. Ogni nuova categoria sottolinea nuove differenze. Perché non dovrei, ad esempio essere più sensibile con chi porta gli occhiali? È una disabilità che crea parecchi imbarazzi nella vita di tutti i giorni. Quindi noi “ipo-vedenti” dovremmo combattere per far stampare i libri con caratteri più grandi, per non parlare dei cartelli per strada e le etichette degli ingredienti nei supermercati.

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Chi ha deciso che siano “normali” quegli altri che ci vedono di più? Sono le lobbie degli editori e dei produttori di cartelli stradali che stanno discriminando noi poveri ipo-vedenti a favore di una cultura del superuomo dalla super-vista.

Assurdo vero? Non tanto. Sembra che la direzione sia questa per ogni minoranza (oddio! Ho scritto minoranza). Ma quello che è cambiato (ed è un bene, sia chiaro) e deve migliorare ancora, è la sensibilità verso le minoranze (lo ripeto). In pratica, senza voler fare crociate a tutti i costi, si tratta di accettare che ciò che è ritenuto NORMALE lo è semplicemente perché percentualmente più rilevante. Ecco spiegato perché io non riesco a leggere la quantità di colorante nella marmellata: proprio perché la maggioranza delle persone invece ci riesce. Quindi non essere normali, significa semplicemente essere in minoranza.  Ma questa è una parola che non si può più usare, come se essere percentualmente meno rilevante debba essere di per sé discriminatorio. 

Il punto cruciale è che a mio avviso per aumentare la sensibilità nei confronti di una minoranza (insisto) non devo coniare un nome per identificarla così da poterla etichettare, perché è l’etichetta stessa che contribuisce alla discriminazione. La battaglia, secondo me, va condotta al contrario con l’inclusione, non con la separazione. I bambini piccoli, molto piccoli, quando non sono ancora contaminati dal nostro perbenismo, sono fantastici in questo. Loro non vedono un “diversamente abile” si adattano a giocare con lui senza alcuno sforzo. Non hanno bisogno di creare una categoria particolare, per loro è sempre un altro bambino che ha solo delle caratteristiche diverse. Non sono uguali e non hanno bisogno di esserlo per rispettarsi.

Ecco il punto, ancora una volta, e lo ripeto da anni, la battaglia va condotta sul terreno dell’educazione. Ma nessuno se ne occupa più ed il ruolo dell’educatore è miseramente migrato negli anni dalla famiglia alla scuola per finire ora relegato ai Media. Così, tanto per fare un esempio, in ogni pubblicità o serie TV deve essere palesato un rapporto gay, o multietnico per essere “politically correct” e lanciare un messaggio di normalità. Non è NORMALE è solo GIUSTO! I gay non vanno discriminati ma sono una minoranza dell’umanità (almeno per ora). La normalità è ETERO e non devo rischiare il linciaggio per dire ciò che è ovvio. Si arriva così all’assurdo per cui la “nostra cultura” proprio perché è l’ultima, deve rinnegare tutte le precedenti. Totalmente sbagliato. La cultura è figlia dei tempi e come tale va studiata, capita e inserita nel contesto in cui vive. Il fatto che Biancaneve riceva un bacio non consensuale in una fiaba non deve impedire di raccontarla, come per la povera nonna di Cappuccetto Rosso che viene estratta viva dalla pancia del lupo: è un’immagine forte, ma che contiene in sé molti messaggi che vanno oltre l’aspetto macabro. Il problema non è ciò che si racconta ma come lo si spiega. Per lo stesso motivo altrimenti non si dovrebbero raccontare episodi come la deportazione degli ebrei, o le bombe di Hiroshima e Nagasaki che non sono certo politicamente corretti. Invece per questi ci sono associazioni ed eventi annuali per “non dimenticare”. Iniziative giustissime perché è proprio nella comprensione del passato che possiamo sperare di comprendere meglio il presente. Ma proprio qui nasce un pregiudizio catastrofico: “oggi siamo migliori del passato”. NO! Non è vero! La nostra cultura sta semplicemente cambiando, adattandosi all’ambiente in cui si genera.

Qualcuno potrebbe obiettare che è l’inverso, cioè che è la nostra sensibilità a plasmare la società. MAGARI! Se fosse così non servirebbe bandire la favola di Biancaneve perché ritenuta sessista, ma saremmo in grado di EDUCARE un bambino a capire la differenza fra favola e mondo reale. Nessuno di noi è diventato un serial killer per le immagini di una nonnina che usciva arzilla dallo stomaco di un lupo, perché c’era una mamma o un papà a raccontarla, a dare gli strumenti per decodificarla, capirla e digerirla. Il male esiste, ma si può combattere e vincere. 

Non mi preoccupa il fatto che non siano più di moda le favole raccontate ai bambini, mi preoccupa molto che non ci sia una valida alternativa che riponga la stessa attenzione nell’educazione dei sentimenti, senza che questo venga demandato tutto ai Media che non hanno alcun vantaggio ad educare, ma solo ad istruire. Ed è esattamente così che vengono create le categorie: Invece di insegnare cos’è il rispetto, creo le categorie protette. Si tratta di un finto perbenismo in cui non si dice “frocio” per paura di essere additati, non perché si rispettino gli omosessuali. Così non si può parlare di minoranze, ma allora perché devi coniare un nome per definirle?

Combattere contro il pregiudizio nei confronti di ogni minoranza non ha nulla a che vedere col travisare le percentuali di cui parlavo prima, ma è il processo opposto che include ogni minoranza nel concetto di UMANITA’. Un disabile, oh c..ribbio!!! ho sbagliato ancora: un “diversamente abile”, deve potersi muovere liberamente in un contesto cittadino civile senza barriere e discriminazioni OGGETTIVE non di nomenclatura.

Questo non significherà comunque mai che lo sfortunato in carrozzina possa sentirsi UGUALE a chi si vede sfrecciare a fianco correndo. Resterà parte di una minoranza per la quale la società civile deve SENTIRSI (per educazione) indotta a limitare al massimo ogni disagio senza limitarsi a considerare (ingiustamente) la sola maggioranza. Quindi, come il legislatore è arrivato ad obbligare l’abbattimento delle barriere architettoniche, sta arrivando anche alle unioni civili tra omosessuali con affido e tutto il resto, ma non deve sostituirsi all’educatore. Purtroppo invece stiamo sostituendo l’educazione col falso perbenismo. 

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