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Dalle poltrone ai sofà!

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Alla fine, commentavano sottovoce, ma non troppo, gli attuali componenti della maggioranza parlamentare, ‘Andare alle urne, con l’attuale legge elettorale e in piena pandemia, vuol dire far ritornare Salvini con la Meloni a Palazzo Chigi’.

Così, ‘tanto tuonò che piovve’, e come un arcobaleno un po’ sbiadito ecco spuntare, con qualche distinguo di circostanza, l’intesa sul Mes: con un ordine del giorno molto annacquato, oltre che imposto, i pentastellati ribelli si ‘tureranno il naso’ e voteranno ‘sì’ alla riforma del Salva Stati perché “Conte deve essere forte in Europa” e perché, ecco lo spauracchio vero, Mattarella ha minacciato elezioni anticipate.

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In questo gioco, Italia Viva, decisa a tenere alta la tensione, annuncia che  intende apporre la firma dei capigruppo in calce al testo solo dopo aver ascoltato l’intervento di Conte in Aula.

E’, questa, l’ultima mossa di Renzi nel suo gioco al rialzo che si indirizza, in realtà, alla gestione totalitaria di Conte del Recovery Found che ha escluso Italia Viva dalla cabina di regia. Del resto, Renzi, e non è una novità, è appoggiato silenziosamente da gran parte del Pd, privo di un leader naturale e allarmato per la ventilata gestione “Giuseppicentrica”  dei fondi europei.

Certo, Zingaretti e Franceschini non apprezzerebbero un riavvicinamento ‘formale’, cioè rientro, di Renzi nel Pd, troppo deboli le loro figure nonostante i tentativi, evidenti ma non troppo efficaci, di darsi una dimensione di rilevo.…

Da tutto questo garbuglio, trae indubbio vantaggio, e non da ora, il Presidente del Consiglio, attento ad attuare, silenziosamente ma senza soluzioni di continuità, la nota  politica del “dividi e impera” attribuendo comunque a sé i compiti e le funzioni fondamentali, come si evince chiaramene dal progettato triumvirato della cabina di regia del Recovery formata, oltre che dallo stesso Conte, dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri (Pd) e dal Ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli (5 Stelle).  Come dire, fra i due litiganti…

Da qui il grido scandalizzato di Italia Viva che, per bocca dello stesso Renzi, ha assicurato che mai voterà una norma che accentra la gestione dei 209 miliardi nelle mani di Conte: ”Insistere su una misura che sostituisce il Governo con una task force? Noi abbiamo mandato a casa Salvini per non dargli i pieni poteri, ma non è che li diamo a Conte”. Insomma, un progetto che Renzi ha liquidato così: ‘’Conte ritiri il suo piano, venga in aula, ascolti le idee di maggioranza e opposizione, convochi una sessione ad hoc dopo la legge di bilancio e poi si decida chi spende i soldi e come’’.

La posizione ostile di Italia Viva, esclusa da ogni posizione di rilievo nella gestione dei Fondi europei, fa poi il paio con l’irritazione di Luigi Di Maio, spettatore non certo disinteressato e neutro rispetto alla progressiva presa di potere di Conte, inarrestabile nella sua produzione notturna di Dpcm e riunioni interministeriali più destinate, sembra, a fiaccare la resistenza fisica degli alleati che a partorire affidabili progetti per risollevare l’Italia.

In definitiva, il Governo Conte imbarca acqua un po’ da tutte le parti, pur continuando (come un destino o, come dicono alcuni, una maledizione alla quale non può sottrarsi per ovvi motivi), a macinare provvedimenti e task force tanto copiose nel numero quanto impalpabili, almeno finora, nei risultati e nel quoziente di ascolto.

Intanto, proprio oggi, si voterà in Parlamento per la modifica del Trattato sul Mes, votazione sul cui esito pende, si fa per dire, l’annunciata ma un po’ sbiadita manfrina di Renzi che prima, dice, vuole ascoltare il discorso del Premier!

È vero che i colpi di scena sono tali proprio perché sono imprevedibili, ma nessuno crede che esistano, nella votazione di oggi, le condizioni per un incidente.

E intanto il teatrino della politica continua…

Roberto Timelli

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