Home Il seme del dubbio Amazoniamoci! (o Amazziamoci?)

Amazoniamoci! (o Amazziamoci?)

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Francamente faccio fatica a comprendere il pensiero schizofrenico. Sono altresì molto propenso al pensiero trasversale, ma totalmente disorientato dall’assenza di logica, perché non ammette alcuna replica.

Questa premessa è per scoraggiare chiunque pensi di avere un’opinione senza possedere il principio cardine della razionalità che ci arriva direttamente da Platone:

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In principio di non contraddizione.

Sulla base di questo principio chiedo cortesemente delle illuminate risposte riguardo ad un problema che è diventato particolarmente chiacchierato (non ho detto discusso, proprio per non dare valore di opinione a frasi da bar che mancano completamente del principio di cui sopra)

Quesito:

“In una società che premia l’efficienza come unico valore vincente, in cui l’offerta migliore al prezzo più basso è l’obiettivo primario di ogni politica (anche sociale), ed Amazon rappresenta proprio il risultato finale di questo processo, ci si deve scagliare contro chi ha vinto il mercato o contro chi ha dettato le regole che lo hanno reso possibile?”

Se ci fosse una gara in cui ai partecipanti venisse lasciata libera scelta di correre con qualsiasi tipo di scarpa, ma un concorrente si comprasse tutte le scarpe costringendo gli altri a correre scalzi e perdere la gara, di chi sarebbe la colpa?

Di chi ha venduto le scarpe? di chi le ha comprate? o delle scarpe?

Ci sono decine di teorie sulle dinamiche del libero mercato e sui suoi benefici. Io stesso ritengo che questo liberismo abbia prodotto grandi benefici e vantaggi (per noi in occidente). Ma ora dobbiamo affrontare la realtà.

Forse è il caso di cambiare visione.

Magari anteponendo la qualità di vita al costo della stessa. Ma per fare questo è necessario un cambio totale di attitudine. La ricerca dell’efficienza non può avere alcun rivale perché è il principio fondante della tecnica che di fatto governa il nostro progresso. È un paradigma da cui è impossibile sganciarsi, ma qualcosa si può fare su un altro fronte: la felicità.

Credo che le persone si stiano allontanando così tanto dalla felicità perché viene considerata solo come appagamento in relazione agli utili che può produrre, ma non si educa ad essere felici.

Quante volte avete sentito chiedere a qualcuno, con sincero interesse: sei felice?

Molto più facile sentire: sei contento? Sempre dopo aver fatto qualcosa. Non è la stessa cosa, la contentezza è sempre motivata, si vive come riconoscimento al raggiungimento di un traguardo. Una medaglia. A nessuno interessa che tu sia felice senza fare qualcosa, perché altrimenti quella cosa potresti smettere di farla. La tua felicità devi meritartela.

La felicità invece è una predisposizione che prescinde dal luogo di arrivo ma è legata a come affronti il viaggio stesso.

Così, tornando al quesito iniziale, se invece di essere spinti solo dal raggiungimento del massimo risultato con il minimo sforzo, avessimo come parametro anche la felicità che ci procura una scelta, probabilmente potremmo decidere che tornare a veder crescere i nostri figli vale più che farli crescere. Che il sorriso di una commessa vale almeno quanto la sua capacità di piegare un maglione. Che il piacere di acquistare in un negozio in centro dopo una passeggiata e un gelato, vale molto più del semplice appagamento ottenuto dal possesso dell’oggetto acquistato. La felicità che ci procura il senso di appartenenza e coesione del tessuto sociale impedirebbe di vedere il proprio vicino di negozio solo come un concorrente da battere ad ogni costo, perché poi potrebbe arrivare Amazon che fa chiudere anche il tuo di negozio con la stessa logica, che in questo caso però ritieni inaccettabile. E siamo alla schizofrenia di cui parlavo all’inizio.

Il problema è che se io non sono recettivo alla felicità perché non so neppure valutarla o riconoscerla, allora acquistare su Amazon diventa la soluzione più “efficiente”, perché questo è l’unico parametro per me quantificabile. 

Lo ripeto fino alla noia, i sentimenti si imparano, e la felicità (non l’appagamento) è un sentimento che non insegna più nessuno perché non produce e non si produce col PIL.

E tu sei felice?

Se la risposta è no, fatti un regalo (ma non su Amazon): comincia col non dare la colpa agli altri.

Buon Natale.

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