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La democrazia di un virus

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Che bella la ‘democrazia’, conquista storica e faticosa di una umanità che ancor oggi, peraltro, presenta sacche tutt’altro che ridotte di regimi totalitari o dittatoriali.
Ma, grazie al Cielo, non è il nostro caso e apre davvero il cuore, anche in momenti difficili e portatori di gravi cambiamenti, come questo, osservare l’uso, diffuso e consapevole, che tanti, forse troppi, fanno di questo fondamentale pilastro della struttura sociale in cui viviamo.
Basti pensare alle rivendicazioni relative ai sacri e intoccabili diritti dell’individuo che molti, forse troppi, ostentano anche di fronte a necessarie restrizioni, pena una ecatombe ancor peggiore di quella che è già in atto.

Come si fa, dico, a impedire a tanti, forse troppi, sani cultori delle corsette quotidiane di poter girovagare, saltellanti, sudaticci e ansimanti, nelle strade e sui marciapiedi delle nostre città?
Come si fa a chiedere a molti, forse troppi, dei nostri ragazzi di evitare i crocchi da cospiratori che sono fulcro e fucina di confidenze giovanili favorite da qualche tiro di fumo?
Come si fa a proibire di uscire a molte, forse troppe, mamme premurose che non possono negare ai loro pargoletti qualche gioco ai giardini, magari in compagnia di alcuni, forse troppi, coetanei un po’ incerti sul rispetto delle dovute distanze?
Come si fa a impedire a molti, forse troppi, di uscire tutti i giorni, e in luoghi diversi,  per effettuare approvvigionamenti alimentari e acquistare prodotti che, si sa, se non sono freschissimi e di giornata perdono tutto il loro inimitabile e celebrato gusto italico?
Come si fa a impedire agli amorevoli e fortunati possessori di animali domestici le molte, forse troppe, uscite a turno (familiare) per i bisogni, peraltro più che leciti, dei loro amici a quattro zampe?

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Non si può, siamo onesti! 

Che democrazia sarebbe se dovessimo, come hanno fatto i cinesi di Wuhan, rimanere chiusi in casa con rifornimenti alimentari portati solo a domicilio, o come i poveri filippini, tuttora minacciati senza mezzi termini dal loro presidente, Rodrigo Duterte, che ha ordinato alle forze dell’ordine di sparare a vista sugli indisciplinati?

Riconosciamolo, ubriacati dal senso pieno e appagante del termine ‘democrazia’ siamo pronti, in un chiaro impeto di generosità, ad attribuirla, la democrazia intendo, persino all’ignaro e inconsapevole virus che, a detta di molti, forse troppi, è davvero democratico perché nella sua foga contagiosa si è posato ‘persino’ sulle delicate mucose di ricchi e di aristocratici, senza badare al conto in banca o al nobile lignaggio!

Mi chiedo, tuttavia, dove sia la democrazia nell’avere molti, forse troppi, contagiati e ammalati fra la gente ‘comune’ che non vengono prelevati dalle loro abitazioni perché le strutture sanitarie sono al collasso…
Mi chiedo, anche, dove sia la democrazia nella distribuzione delle ricercatissime mascherine che mancano o sono mancate a molti, forse troppi, operatori sanitari e delle forze dell’ordine, ma che, miracolosamente, non sono mai mancate sui volti preoccupati (ovviamente tiro a indovinare…) dei Vip, dei politici, dei calciatori…
Mi chiedo, inoltre, dove sia la democrazia nell’applicazione dei test diagnostici riservati, per legge, ai contagiati sintomatici ma effettuati anche a molti, forse troppi, privilegiati del mondo dello sport, dello spettacolo… 
Mi chiedo poi, e qui democraticamente finisco, dove sia la democrazia nel rinchiudere, giustamente, tutti in casa con molti, forse troppi, che così facendo si trovano senza lavoro e senza risorse economiche per poter provare, sì, anche loro, a uscire ‘con la mascherina’ per fare la spesa…

Ecco l’attuale e quotidiano spaccato dell’agognata democrazia che rende, ed è una vera conquista dell’evoluzione sociale umana, tutti uguali, con qualcuno, forse troppi, che è più uguale degli altri!

Roberto Timelli

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