Mentre i fan festeggiano e i giornali si piegano alla narrazione del “sogno ritrovato”, la realtà dei fatti nel caso “Pandoro Gate” è molto più sporca di quanto le lacrime di Chiara Ferragni vogliano far credere. Non c’è stata alcuna “assoluzione nel merito”. Non c’è un giudice che ha detto “il fatto non sussiste”. Esiste solo una gigantesca improcedibilità formale che puzza di beffa per i consumatori.
La farsa dell’assoluzione: se paghi, il reato sparisce
Il meccanismo che ha permesso alla Ferragni di gridare alla “giustizia fatta” è di un cinismo disarmante. Il giudice ha semplicemente declassato l’accusa da truffa aggravata a truffa semplice. Perché è fondamentale? Perché per la truffa semplice serve la querela della parte offesa. E indovinate un po’? La querela del Codacons è evaporata magicamente non appena la Ferragni ha staccato l’assegno dei risarcimenti.
In parole povere: non è innocente, ha solo pagato per non essere processata. La “giustizia” di cui parla l’influencer non è quella del merito, ma quella del portafoglio: se hai abbastanza soldi per risarcire chi ti ha denunciato, la legge smette di inseguirti. È questa la “cittadina modello” di cui parlano i suoi avvocati?
Un sistema basato sull’inganno
Non dimentichiamoci da dove nasce tutto questo: un’operazione di marketing che ha usato la beneficenza come esca. Secondo la Procura, le campagne del pandoro Balocco e delle uova di Pasqua sono state progettate per ingannare i consumatori, lasciando intendere che acquistando quei prodotti si aiutassero bambini malati.
Invece, quei soldi finivano nelle casse delle società della Ferragni (oltre 2,2 milioni di euro di profitto), mentre la donazione era già stata fatta “una tantum” mesi prima, indipendentemente dalle vendite. Chiamatela pure “comunicazione imperfetta” se volete usare un eufemismo, ma la sostanza rimane una: si è speculato sulla pelle della solidarietà.
Media complici e titoli fake
La cosa più scandalosa, però, è il coro di testate giornalistiche che hanno rilanciato titoli come “Chiara Ferragni assolta”. Dall’ANSA alla Rai, è andata in scena una fiera della disinformazione. Scrivere che è stata assolta è una menzogna tecnica: la sentenza sancisce solo l’impossibilità di procedere.
“Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta”, ha dichiarato l’influencer.
No, Chiara. La giustizia è stata comprata con un accordo risarcitorio e un cavillo legale. Uscire da un processo perché la vittima ritira la denuncia dopo essere stata pagata non è un trionfo della verità, è solo la conferma che, in questo Paese, la legge non è uguale per tutti.











