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Il Governo e le “Tre tavolette”

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Condividere appieno la gestione dell’emergenza, sia sanitaria sia economica, del nostro Governo è un sentimento, fortunatamente, non dovuto per legge e, temo, anche poco diffuso oltre che inatteso.

In ogni caso, a ben guardare, la pletora di annunci, imposizioni, indicazioni, impegni e programmi che ci sono piovuti addosso in queste drammatiche e allarmanti settimane va decisamente oltre la normale e fisiologica divaricazione insita nella dialettica politica di un Paese democratico come il nostro (?) e ci introduce in quell’instabile e ambiguo territorio che si riferisce alla confusione, mentale e operativa.

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Tutti, parlo dei nostri amministratori, sostengono con incomprensibile determinazione tutto e il contrario di tutto, in un concerto di affermazioni e di smentite, parziali o totali, che fanno sembrare il noto e spesso criticato gioco ‘delle tre tavolette’ un passatempo per ragazzini, più intenti a saggiare le proprie abilità manipolatorie che a fare esercizi per divenire adulti determinati e consapevoli.

La chiarezza negli intenti, suggerisce il buon senso e anche qualche elementare norma di corretta comunicazione, dà sicurezza non solo a chi pensa e gestisce con idee e azioni, ma anche a chi è il destinatario delle decisioni e deve adeguarsi, volente o nolente, accettando quello che viene poi ‘decretato’.

Nulla di tutto questo mi pare che sia accaduto nell’affrontare le varie emergenze che un subdolo e sconosciuto virus ha provocato  e imposto.

Nell’attuale Millennio, di cui abbiamo celebrato, pochi anni fa, la nascita battezzandolo come l’era dei social e della comunicazione, saper comunicare, consapevoli che quanto detto farà il giro del mondo in un batter di ciglia, è una dote fondamentale.  Balbettare, come vediamo fare troppo spesso, nell’illustrare considerazioni e motivazioni che fanno da base ai progetti e alle decisioni del Governo Centrale è del tutto controproducente e, a suo modo, anarchico perché fa nascere nel povero cittadino l’insano, ma lecito, dubbio che, alla fine, sia meglio arrangiarsi come si può e come torna più comodo. Si avvalora, in tal modo, il già diffuso e tanto criticato “individualismo italico” mettendo i cittadini di fronte alla reale impossibilità di comprendere una anomala equazione che prospetta, sì, il problema iniziale e il risultato finale da ottenere, ma  ammucchia poi caoticamente e del tutto a casaccio decine di stravaganti e spesso inadeguati svolgimenti operativi! 

Una simile modalità procedurale, non solo rende difficile capire quale sia il percorso che si è intrapreso,  ma finisce regolarmente col mostrare ogni progetto e ogni decisione ‘centrale’ come la conseguenza casuale di eterogenei fattori operativi, come se si trattasse di pescare dei numeri per il gioco del lotto, e si azzardano inoltre vincoli e indicazioni temporali contraddittori che sono, o sembrano essere, la casella del “torna all’inizio” del gioco dell’Oca.

Così si spiega, temo, l’ammucchiata selvaggia di autocertificazioni, di ‘mascherina sì e mascherina no’, che hanno fatto da corona (virus) anche negli annunci di una scienza balbettante in alcuni suoi rappresentanti pronti a giurare, all’inizio, sulla inconsistenza del problema epidemico; valutazioni, purtroppo, che hanno aperto le porte all’inferno cui sono andati incontro, in gran numero, medici e infermieri, consapevoli eroi destinati al macello.

Ora, compattato a suon di decessi, il mondo politico/scientifico, anche quello inizialmente  negazionista, ci sta precipitando nelle torbide acque delle risorse economiche da reperire per ‘riaprire’ il Paese, esibendosi in una poco dignitosa ‘danza del ventre’ che cela, nel suo parossistico e scomposto agitarsi, la volontà assoluta di rendere impossibile capire a che cosa stiamo davvero assistendo.

Che dire, poi, dei balletti, al limite della sconcio, con una deprimente e opportunista Europa di fronte alla quale ci siamo presentati sfogliando, come da una margherita appassita, i petali di un Mes ‘NO’, assolutamente ‘NO’, ma accogliendo poi, alla fine, proprio da parte di alcuni autorevoli esponenti della maggioranza, il Mes ‘SI’ imposto da Bruxelles come una indubbia vittoria della nostra fermezza!

Certo, e questo è il sospetto che ci assale, per comunicare e operare con una qualche chiarezza di idee e di progetti bisogna innanzitutto che ci siano davvero qualche idea e qualche progetto!

Roberto Timelli

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